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Barcellona - giorno 3

Mi addormento malgrado le pareti di carta che fanno sentire i respiri dei vicini. Si fa colazione di buon mattino e ci apprestiamo a raggiungere il vicino Passeig de Gratia, la zona elegante di Barcellona. Il cielo, all’inizio grigio, si rasserena: questa volta vogliamo visitare l’interno di una delle celebri case di Gaudì. Arriviamo davanti alla celebre Manzana della Discordia (gioco di parole traducibile solo in castigliano -e non in catalano- dove manzana ha il doppio significato di mela e isolato). Per visitare Casa Batlò ci vogliono ben 16,50 euro, ma Lorenzo ha suggerito il trucco opportuno: si deve salire su nei vicini magazzini Cerveice Estatiò e guardare l’interno della Batlò dalle finestre delle scale che portano ai piani superiori. Detto fatto, non è proprio come stare dentro la casa, ma vediamo i cortili interni con le celebri piastrelle azzurre, lilla e verdi.

Poi approfittiamo dei magazzini per comprare i cestini per la raccolta differenziata e un “Bock and Roll” da regalare ad Anna. I barcellonesi amano i giochi di parole e la commistione di linguaggi: il bock and roll è una tovaglietta per avvolgere il panino (boccadillo) quando si va in gita.

Due isolati e siamo ancora una volta davanti alla ondosa Pedrera, cioè Casa Milà, per me il simbolo di Barcellona, insieme alla Sagrada Familia. Questa volta sono decisa a entrare e soprattutto a raggiungere la fantascientifica terrazza abitata da enormi mostri-comignoli.

Sono 9 euro con audio guida. Già entrare nell’atrio è emozionante. Stupidamente saliamo a piedi, ma dalle scale non si vede assolutamente nulla. Al sesto piano c’è il piso aperto al pubblico: l’appartamento è luminoso e ha un’aria straordinariamente moderna rispetto alla sua epoca (1912). Non ci sono muri portanti e le stanze sono raccordate da porte scorrevoli, così che si passa da un ambiente all’altro quasi senza soluzione di continuità. Dall’ingresso, con spogliatoio annesso, si passa al soggiorno e allo studio che hanno un arredamento vecchiotto ma piacevole: dalle tendine si intravvedono gli elaborati balconi in ferro battuto, nella stanza dei bambini c’è la casa delle bambole e giocattoli d’altri tempi, la cucina con annesso tinello è estremamente accogliente. Socchiudo gli occhi e immagino di abitare qui.

Qualche fortunato comunque c’è perché gli altri appartamenti del palazzo sono regolarmente abitati.

Lo spazio sotto il tetto è l’Espai Gaudì che è tutto un susseguirsi di catenarie ribaltate.


La catenaria è la curva naturale su cui si dispone una catena appesa agli estremi e sottoposta solo alla forza di gravità: Gaudì ne preparava in grandi quantità di varia lunghezza e spessore, vi appendeva dei carichi in vari punti, le fotografava, ribaltava la fotografia e voilà, ecco le cappelle gotiche e la struttura della Sagrada Familia.

 

Un altro aspetto affascinante illustrato nello Spazio Gaudì sono le forme naturali (intrico di rami, conchiglie, scheletri di pitoni, gusci di tartarughe, pigne, pannocchie, alveari ..) che si ritrovano palesi e nascoste nei particolari architettonici.

E poi maniglie assurde che si adattano magicamente alle mani, sedie che seguono le curve delle persone sedute di qualsiasi taglia siano.

Infine .. la magica Terrazza da percorrere in lungo e in largo tra i Guerrieri di Guerre Stellari, con vista spettacolare su tutta la città e vista invidiosa sui palazzi vicini. Invidiamo persino il cane che dorme beato sul terrazzo confinante, ignaro della sua posizione prestigiosa.

Nella Tienda al piano terra compro solo un segnalibro e un magnetino da frigo perché la Raynair non ci fa superare di un etto il limite del peso delle valigie.

Avviso per i naviganti: NON fermatevi alla Bagueteria Catalana sotto la Pedrera dove ti solano 8 euro per una birra. Molto più gentili al Caffè di Francesco poco più in là.

Il metrò ci porta rapidamente alla Sagrada, già vista millanta volte, ma è solo per tenerci aggiornati su come procedono i lavori all’interno. Alle due facciate della Natività e della Passione si dovrebbe aggiungere la facciata della Gloria più un numero imprecisato di altre torri, fra cui quella enorme dedicata a Cristo con croce a tesseract. Si parla del 2020 come termine dei lavori.

Piccola fitta al cuore perché Lorenzo non abita più qui, visita al Museo della Sagrada e si torna a casa arricchiti di un altro magnetino, il quadrato magico replica di quello che c’è sulla facciata della Passione.


La sera abbiamo un invito a cena a casa di Lorenzo all’Hospitalet. Dimora provvisoria perché il ragazzo ha già fermato un piso dall’altra parte della città, nel quartiere Guinardò. (Non lo vedremo mai malgrado la mia curiosità).

Ci prepara delle pennette con sugo di zucchine, pomodorini, salsiccia e crema di tartufo, avanzo del nostro regalo di Natale. Sono ottimi.

A casa con la metrò rossa.

Pubblicato il 20/2/2009 alle 19.28 nella rubrica Diario.

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